ARMANDO FERRARI

ARMANDO BIANCO FERRARI

(1924 – 2006)

Antropologo, psicologo e sociologo, laureato presso l’Università degli Studi di San paolo del Brasile, Membro dell’ International Psychoanalytical Association – IPA – dalla quale è stato riconosciuto inoltre come Psicanalista dell’infanzie e dell’adolescenza, Membro Didatta della società Brasiliana di Psicanalisi di San paolo del Brasile, Membro Ordinario della Società di Psicanalisi Italiana (SPI).

Nato a Montreal nel 1924, da famiglia italiana ha militato tra i partigiani anarchici durante la seconda guerra mondiale, capitando la Brigata Piave con la quale fondò la repubblica di Domodossola. Per questa sua attività di militante partigiano anarchico fu fatto prigioniero politico per tre anni e alla fine della guerra, a soli 25 anni fu inviato come giornalista speciale in America Latina dalle principali testate italiane dell’epoca.

Ha vissuto in Brasile per 40 anni (Romano F., Boletim de Noticias del NPA, -Nucleo Psicanalitico di Aracaju- anno 2007, n° 18, marzo 2008).

L’inserimento di Ferrari nell’ambiente accademico brasiliano avviene quando, in occasione della guerra, interrompe i suoi studi in Italia e accede al corso di Scienze Sociali dell’Università di San paolo del Brasile. Tra le sue ricerche condusse uno studio sui rituali di morte presso gli Indios dell’Alto Xingu, in Amazzonia, condivise gli ambienti culturali e psicanalitici di San Paolo, con Antonio Candido, Sergio Buarque, Sergio Milliet, tra gli altri.

Ha collaborato con W.R. Bion dal 1973, anno in cui Bion fu invitato in Brasile dal suo allievo Frank Philips, fino alla morte di Bion avvenuta nel 1979.

Tornò alla sua terra natia, in Italia, nel 1976 per sviluppare i suoi studi sulla relazione analitica e sul linguaggio nella relazione analitica, in collaborazione con il filosofo italiano Emilio Garroni.

Da allora ha mantenuto contatti di studio e di ricerca sia con i suoi colleghi in Italia che in Brasile, nell’intento di costituire un lavoro per eccellenza dialettico (Aurora do pensamento, Sao Paulo, 2000 e Romano F. – Boletim de Noticias dell’NPA, anno 2007, n° 18 marzo 2008).

A partire dal 1998, riunì in unico grande gruppo psicanalisti che fino ad allora si erano formati e avevano collaborato con lui in piccoli gruppi. Questo gruppo allargato (di circa 20 persone) si trasformava continuamente, poiché le persone avevano la libertà di accedervi o di uscirne secondo il loro  criterio, essendo di ciascuno la responsabilità di scegliere. In questo senso la profonda natura di questo gruppo rispondeva ai principi anarchici di libertà e responsabilità, così come profondamente anarchico era il suo maestro, il professor Ferrari. Egli nutrì sempre un assoluto rispetto verso l’essere umano e verso la sua libertà  di scelta e di autodeterminazione: libertà nel suo significato di assumere la responsabilità di se stesso, dei propri sentimenti e pensieri, delle proprie azioni e relative conseguenze (Romano F:, Atti del Convegno su Il corpo nella Psicanalisi, Aracaju, 2008 ).

Nel 2001 diede inizio a una serie di convegni, denominati Incontri Italo-Brasiliani, il primo dei quali avvenne in Arrajal d’Ajuda (nello stato di Bahia), organizzato con la collaborazione tra il suo gruppo italiano e la Società Brasiliana di San Paolo (SBPSP) rappresentato dalla psicanalista Ana Maria Azevedo. I temi affrontati furono “L’Ipotesi dell’Eclissi del corpo e L’adolescenza come Seconda Sfida (titoli questi dei due libri pubblicati in Brasile e in Italia, tra il 1992 e il 1994).

Il secondo fu realizzato in Italia a Roma, sul tema “La proposizione analitica”, nel 2002.

Il terzo fu realizzato a San Paolo del Brasile (2004), sui temi: Questioni relative alla Costellazione edipica,  Un approccio psicoanalitico ai malati con solo domani, L’autoanalisi con testimone (Romano F., Atti del congresso su Il Corpo in Psicoanalisi, 2008).

Il suo ultimo viaggio in Brasile avvenne in occasione del Terzo Incontro italo-Brasiliano, quando si recò anche ad Aracaju per partecipare agli eventi organizzati dal Nucleo Psicanalitico di Aracaju   – NPA- (Romano F. – Boletim de Noticias dell’NPA, anno 2007, n° 18 marzo 2008).

Fra il 2005 e l’inizio del 2006 aveva dato inizio alla preparazione del IV Incontro Italo-Brasiliano, quando venne a mancare il 16 aprile del 2006.

L’evento fu realizzato a Firenze nel mese di luglio 2006 con la guida della psicanalista Fausta Romano e del gruppo italiano e con la collaborazione di colleghi brasiliani, inglesi e francesi.

Nel 2004 Ferrari trasformò il suo gruppo di ricerca nell’Istituto Psicoanalitico di Formazione e Ricerca, che dopo la sua morte è stato intitolato a lui, in segno di rispetto e riconoscenza per tutto il lavoro svolto nel corso dei tutta la sua vita, di psicanalista clinico, ricercatore e pensatore.

Da allora Fausta Romano è stata annualmente confermata nella funzione di Presidente di questo Istituto.

L’Istituto, ha ripreso e continuato il lavoro di scambio e ricerca con psicanalisti brasiliani ma questa volta con quelli appartenenti al Nucleo Psicanalitico di Aracaju, poiché dopo la morte del Prof. Ferrari e in occasione del convegno di Firenze del 2006, i colleghi psicanalisti della Società di San Paolo decisero di interrompere la collaborazione con il gruppo italiano. Il primo di questa nuova serie di Incontri Italo-Brasiliani è avvenuto nel marzo 2008, dando continuità e sviluppando il lavoro svolto fino ad allora dal prof. Ferrari.

Psicanalista di terza generazione dopo Freud, Ferrari, a partire dal pensiero Freud, Klein e Bion e dalla sua propria ricerca clinica, giunse ad un cambiamento significativo sulla questione dell’Oggetto: fu una rivoluzione copernicana in campo psicanalitico. Sviluppando e aprendo il pensiero di Bion egli giunse a considerare l’oggetto della mente all’interno del sistema individuo. Il corpo che dà origine alla mente diviene il suo primo e unico oggetto: dunque non più la madre, non il seno materno o la sua assenza è l’oggetto di attenzione della mente del neonato, ma la sua propria fame, il suo proprio corpo (Romano F. – Boletim de Noticias dell’NPA, anno 2007, n° 18 marzo 2008).

Egli ipotizza dunque che il corpo è origine della mente ed è il suo unico oggetto, il corpo e la mente sono in una continua interrelazione sì che non esisterebbe uno senza l’altro. Oggetto Originario Concreto (OOC) è il termine utilizzato per definire un insieme di funzioni sensoriali, metaboliche, ecc… interconnesse e in interrelazione con le funzioni psichiche. Lo sviluppo di questo insieme di funzioni e la loro registrazione avviene nello spazio psichico, luogo delle sue rappresentazioni psichiche e corporee. Lo sviluppo progressivo del funzionamento psichico fin dal momento della nascita, permette una progressiva diminuzione dell’intensità delle percezioni sensoriali, Questo processo viene definito “eclissi del corpo”, poiché la mente con il suo attivarsi proietta una benefica ombra sull’insieme delle sensazioni e percezioni corporee. Questa funzione di eclissi dell’OOC dunque rende possibile un funzionamento efficace e necessario alla sopravvivenza.

Nel suo primo libro pubblicato in Brasile nel 1995, l’Eclissi del corpo, già pubblicato in Italia nel 1992, egli giunge a considerare le emozioni come elementi di “collegamento nella costruzione del pensiero e espressioni dell’integrazione dell’organizzazione mente-corpo. E’ manifestazione diretta del profilo dinamico della persona e elemento costitutivo primario del suo senso di identità”.

Nel suo secondo libro, Adolescenza: la seconda sfida, Ferrari propone una nuova prospettiva sul momento della trasformazione del bambino in adolescente, considerato come un secondo momento cruciale in cui il corpo, ora adolescente e ignoto per la mente del bambino, sollecita un’altra forma psichica, differente dalle teorie infantili utilizzate fino ad allora, per pensare e organizzare le nuove esperienze corporee.

Nel terzo libro, L’Alba del pensiero, pubblicato in Italia nel 1998 e in Brasile nel 2000, egli riformula in senso dinamico e processuale i concetti freudiani di Io, che viene considerato in senso più ampio e articolato come una “configurazione egoica” e di Complesso edipico che viene considerato piuttosto come un insieme complesso di elementi, una sorta di costellazione (Costellazione edipica) che sorge con l’individuo alla sua nascita e tramonta con la sua morte, trasformandosi continuamente lungo l’arco dell’intera esistenza in correlazione con la Configurazione egoica. Con questo sottolineando appunto l’aspetto dinamico e molteplice della formazione della personalità e della scelta di genere.

Nell’ultimo libro pubblicato in Italia nel 2005 con il titolo Il pulviscolo di Giotto e in Brasile nel 2004 con il titolo “Vida e tempo”, egli propone una serie di saggi, centrati su un concetto di tempo non soltanto naturale, oggettivo, assoluto, cronologico, ma soprattutto il tempo relativo, circolare, soggettivo, mitico.

In questo libro egli propone aspetti di tecnica clinica specifica per il trattamento psicanalitico di pazienti con “soltanto domani”, di analizzandi anziani, bambini e adolescenti, e propone uno specifico approccio di analisi per analisti, da lui definito “analisi con testimone”.

Centrali e di significativa rilevanza clinica gli articoli pubblicati sulla Rivista di Psicanalisi in Italia e in Brasile negli anni ’80, sulla tecnica della relazione analitica: Relazione analitica: sistema o processo?, La Proposizione analitica e, in collaborazione con Emilio Garroni, Progetto di uno schema per uno studio della relazione analitica e La narrazione originaria.